Nel giro di poche ore mi è capitato di leggere più volte della «distruzione creatrice schumpeteriana». La prima volta ho trovato questa espressione su «La Repubblica delle tasse», di Luca Ricolfi:
Detto altrimenti: è un bene che nei periodi di crisi ci siano fallimenti, perché questo significa che il mercato riesce a far uscire le imprese meno efficienti, e a sostituirle con altre più dinamiche e competitive. Ma questa obiezione, che si basa sul concetto schumpeteriano di «distruzione creativa», vale solo se i regimi fiscali sono comparabili e ragionevoli. Oggi in Italia ci sono aziende in crisi che starebbero tranquillamente sul mercato se il nostro Ttr (Total Tax Rate) fosse quello dei Paesi scandinavi, e simmetricamente ci sono floride aziende scandinave che uscirebbero dal mercato se le aliquote fossero quelle dell’Italia. Il mercato è un buon giudice dell’efficienza solo se le condizioni in cui le imprese operano sono comparabili. E in Italia le condizioni in cui le imprese sono costrette a operare sono così sfavorevoli per tasse, adempimenti e infrastrutture, che la domanda vera non è «Perché le imprese italiane arrancano?», bensì «Perché ne sopravvivono ancora così tante?».
Ricolfi inserisce questo passaggio all’interno di un ragionamento che riguarda la lotta all’evasione fiscale che, dopo aver descritto l’entità della pressione fiscale che grava sui produttori di ricchezza, definisce come «ultima zattera con cui un ceto politico che non sa più che pesci pigliare cerca di salvare se stesso e sfuggire alle proprie responsabilità». Pur non condividendo il giudizio sulla lotta all’evasione fiscale, Ricolfi sembra anticipare tutti sul governo Monti e la sua lotta all’evasione fiscale poco affiancata da provvedimenti a favore delle imprese, dato che il libro è stato pubblicato nell’ottobre 2011.
Però, forse non è proprio così: Lucia Annunziata – e qui arriviamo al secondo «schumpeteriano» di giornata -, nel suo editoriale di oggi, cita una frase che il premier, secondo fonti governative, ha pronunciato a Piazza Affari pochi giorni fa, con la quale sembra lasciar intendere di sapere benissimo quali pesci pigliare:
Una cronaca veloce ci attribuisce deferenza verso il salotto buono ma togliere la possibilità di sedere simultaneamente nei cda di banche e assicurazioni, non è stata una cosa molto gradita. Pensiamo, poi, che in passato si sia tutelato il bene esistente e consentito la sopravvivenza un po’ forzata dell’italianità di alcune aziende, impedendo la distruzione creatrice schumpeteriana e non sempre facendo l’interesse di lungo periodo.
Lucia Annunziata ci spiega che il riferimento era all’articolo 36 della manovra Salva Italia, con la quale si vieta «ai titolari di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo e ai funzionari di vertice di imprese o gruppi di imprese operanti nei mercati del credito, assicurativi e finanziari di assumere o esercitare analoghe cariche in imprese o gruppi di imprese concorrenti».
Iniziativa lodevole, ma che granchio che ho preso! Pensavo che quei riferimenti all’italianità e alla «distruzione creatrice schumpeteriana» riguardassero il caso Malpensa – Singapore Airlines, nel quale sembra configurarsi un conflitto di interessi, con protagonista il ministro Passera, a beneficio di Alitalia e Unciredit, e a discapito di Singapore Airlines e della «distruzione creatrice schumpeteriana», e invece no. Niente.
Da ciò mi è venuto in mente un altro articolo, pubblicato ieri da Linkiesta, nel quale si fa notare che la trasparenza sui redditi dei componenti del Governo è fin troppa, sfiorando la violazione della privacy. Ma a chi interessa se Severino guadagna 7 milioni di euro all’anno, se Balduzzi ha una Subaru e se Terzi ha una Harley Davidson, se non giusto per scambiarsi due parole al bar? E’ sufficiente che i soldi li abbiano guadagnati onestamente. Quello che, invece, dovrebbe interessarci sono i potenziali conflitti di interesse, come succede nel Regno Unito:
La parola d’ordine è evitare il conflitto d’interesse, ma non vengono pubblicati i redditi dei ministri. Quanto ai conflitti invece la trasparenza è massima anche per i parlamentari: negli elenchi ci sono incarichi onorifici, presenza o meno in consigli di amministrazione (e se sono retribuiti o meno), regali o rimborsi spese ricevuti da chi e perché.
Infine, vi segnalo un articolo de La Voce, in controtendenza (sì, ciao). La «distruzione creatrice», in Italia, è fin troppa: nascono più imprese che bambini. Peccato che questa forza si sia avvitata su se stessa, in un terribile gioco al ribasso.