Oltre il buonismo

Sabato ho visitato l’Hotel Plaza assieme a Thierry Dieng dell’Associazione Ubuntu che da anni si occupa della convivenza tra stranieri immigrati e italiani. In questo albergo cittadino sono ospitati dal 1 giugno una quarantina di profughi giunti dalla Libia dopo lo scoppio delle ostilità.

Lo ho voluto fare anche per rendermi conto di persona dello stato in cui vivevano queste persone dopo che il Sindaco Fontana mi aveva spiegato, non senza irritazione, che i profughi durante la giornata non erano abbandonati a loro stessi ma che anzi frequentavano corsi di lingua.

Senza dubbio i gestori dell’Hotel Plaza li ospitano senza lesinare loro ciò che potevano offrir loro, anzitutto pasti adeguati e un “tetto” sopra la testa.

Questi ragazzi, tuttavia, vivono la giornata nella sostanziale inattività – al di là di quello che afferma il Sindaco. Spesso passano i pomeriggi nel vicino campetto di Masnago, ma per la maggior parte della giornata non hanno niente da fare. Non possono spostarsi per la città, non tanto perché non hanno la possibilità di farlo (hanno, infatti, assoluta libertà di uscire e di muoversi in città), quanto perché non hanno soldi per pagare il biglietto dell’autobus. Per questo stesso motivo non acquistano niente in città.

Non voglio svolgere un ragionamento che possa essere etichettato approssimativamente di “pietismo” o “buonismo”. Non è di questo che parlo: parlo di quaranta persone che costano allo Stato 46 euro a notte e che dovranno attendere probabilmente alcuni mesi prima di ottenere una definizione giuridica della loro permanenza. In questa attesa (superiore ai cinque mesi) non possono svolgere alcun lavoro.

Mi chiedo tuttavia se non possa essere una cosa utile prima ancora che “buona” cercare di valorizzare queste energie offrendo loro la possibilità di essere impiegate in qualche attività, appunto, utile. Di solito si parla di attività socialmente “utili”. Penso ad iniziative semplici come, ad esempio, la manutenzione del verde pubblico dei parchi cittadini e degli spazi comunali. Penso poi alle molte associazioni e enti che senza dubbio hanno bisogno di un aiuto. Un apporto che potrebbe essere dato sostanzialmente gratuitamente. In qualche casola disponibilità di questi enti e associazioni potrebbe tutt’al più conceder loro un contributo per fare qualche piccolo acquisto.

Una domanda al Comune e alla città che non mi sarei permesso di fare se non fosse venuta proprio da loro; Patrick, ad esempio, mi ha chiesto di “avere qualche cosa da fare, perché una giornata vuota è molto lunga”.

Non sarebbe quindi difficile offrire loro questa possibilità. Questo potrebbe essere anzitutto il modo per ridurre la possibilità che la noia e l’esasperante attesa porti queste persone a mettersi in conflitto con la cittadinanza. Sarebbe, poi, un modo per mostrare come questi profughi arrivati dai famosi “barconi” siano anzitutto persone di buona volontà e desiderosi di costruirsi una vita decente e “in pace”. Un modo per sfatare l’odioso luogo comune che indica i barconi come una minaccia inarrestabile per il nostro Paese, una minaccia da scacciare anche con le armi.

Insomma, un modo per dimostrare che non esiste un “noi” e un “loro” e per far uscire queste persone dall’indifferenza e la paura che li addita all’arrivo nelle nostre città come un pericolo.

PS Anche per Onthenord

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Informazioni su andreacivati

Sono nato l’8 gennaio 1986. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università Bocconi, lavoro in uno studio legale di Milano. Dal 2011 sono Consigliere Comunale di Varese, tra i più votati candidati del Partito Democratico. Mi occupo di urbanistica, consumo di suolo e trasporto locale. Faccio politica perchè mi piace e perchè detesto l'espressione "sono tutti uguali".

7 thoughts on “Oltre il buonismo

  1. I criminali vanno arrestati, le brave persone vanno aiutate. Non si fa di ogni erba un fascio. Nessuno può o deve dire che siccome un leghista è un testa di cazzo allora tutti i leghisti lo sono: sarebbe sbagliato allo stesso modo che dire che tutti i profughi sono criminali. Vigilare e non generalizzare. Giudicare dopo aver accertato la colpa.

    • Certo ma quando vieni catapultato qua senza un organizzazione, senza alcuna possibilità di cambiare vita….. il Portello era una delle zone più belle di Padova ora vai tu a farti un giro di sera….

      quei 2 su 60 (che si pestavano a sangue) che hanno preso i carabinieri avevano il permesso “umanitario”…. sta di fatto che non c’è nessuna organizzazione per questa gente e allora si arrangiano….entrano in contatto con quelli che già sono qua da anni e iniziano (moltissimi) a spacciare….. guadagnano qualche migliaio di euro e se ne tornano in Tunisia….non è che dicendo di non fare di tutte le erbe un fascio questi individui scompaiono….

      • “il Portello era una delle zone più belle di Padova ora vai tu a farti un giro di sera….”
        Era? Di che secolo stai parlando? Eppoi, da quel che si sa, è stata una protesta contro l’aumento del biglietto degli autobus…

      • Parlo di pochi anni fa Valerio….
        non capisco il riferimento alla protesta contro l’aumento del bus….il fatto riguarda 2 bande di spacciatori (una della Stanga e una del Portello) che si contendevano la zona…
        alle 23 e qualcosa si stavano pestando( in 60 persone con bottiglie rotte e spranghe) sotto porta Portello e arrivata la polizia sono fuggiti, si sono spostati alla Stanga e, anche li, arrivati i poliziotti se la sono data a gambe, momentaneamente poichè dopo mezz’ora alcuni sono ritornati al Portello dove sono stati presi 2 tunisini con permesso di soggiorno per motivi umanitari…

        comunque vai a farti un giro al Portello verso dalle 19.00 in poi….

  2. Un paese di dilettanti, ecco cosa siamo, se non abbiamo neanche un’idea di come fare per gestire una decina di profughi.
    Se fossi Fontana prenderei l’auto (ma anche il “postale”) e mi sposterei nella vicina Mendrisio o Lugano. Lì il problema lo affrontano in questo modo: un centro accoglienza, pulito e gestito da personale adeguato. Ai richiedenti asilo vengono dati, se non erro, tre franchi al giorno. Anzi venivano dati, poi siccome i cittadini (giustamente) si lamentavano che li spendevano in birra (tre franchi..mah, una bottiglietta da 33cc), hanno convertito (pochi giorni fa) il piccolo contributo direttamente in cibo, sapone, shampoo, ecc. Poi chi vuole, in cambio di un piccolo stipendio, può svolgere lavori utili per il comune: pulizia strade, cura aiuole, ecc. Nel frattempo al centro ci sono corsi di lingua e altro.
    Tutto ciò l’ho saputo vedendo una sera la TSI, Falò, e sentendo di passaggio una trasmissione della radio svizzera italiana: un modo per informarsi che noi varesotti (ma anche i varesini come Fontana) attuano da sempre.
    Non mi sembra molto complesso: poi gli svizzeri son pure federalisti :)
    Saluti

    • I leghisti sono spesso e volentieri teste di cazzo, ma ogni paragone con la Svizzera è del tutto fuori luogo: in Svizzera infatti le autorità più importanti sono proprio quelle locali, e lo sono in virtù del fatto che gestiscono poteri veri (anche normativi) e dispongono di autonomia fiscale che qui è semplicemente inesistente.
      Poi possiamo dire che dopo oltre quindici anni di Formigoni e CL e dopo un ventennio (non tutti al governo locale, ma comunque molto dentro nei gangli politici) di Lega Nord non abbiamo ottenuto nulla in termini di federalismo, questo è verissimo. La colpa però è di tutta la classe politica lombarda, perchè se c’è una parte che ha sbraitato senza concludere, ce n’è un’altra che ha quasi sempre frenato (il titolo V riformato, che ho difeso in molte occasioni, resta una bazzeccola, e pure incasinatoria, rispetto al federalismo svizzero).
      Il punto è questo: o ammettiamo che noi lombardi, tutti, ci facciamo del male da soli, oppure possiamo anche evitare di fare politica: qualsiasi approccio umanitario di sinistra, a situazione costituzionale invariata, al problema degli immigrati, produrrà comunque danni, perchè l’integrazione si fa con i soldi e con il potere di gestire il territorio (anche con la polizia dipendente dalle autorità locali, quindi).
      Vi faccio ad esempio notare, a margine, che quando si dice che gli immigrati contribuiscono ai conti pubblici, specialmente pensionistici, non si tiene conto di un fatto: le loro tasse e i loro contributi finiscono a Roma, e di lì al Sud, mentre i pricncipali servizi sociali che servono per integrarli (sanità, assistenza, case comunali, asili) vengono pagati dalle esangui casse locali.
      Qualsiasi altra considerazione “morale”, scusate la franchezza, è una balla.
      Saluti separatisti lombardi.

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