L’Italia della salute, a due velocità

Uno studio del ministero della Salute, realizzato da Agenas, ha analizzato l’attività di circa 1.475 strutture, tra pubbliche, private e convenzionate. Come ci si poteva aspettare, anche in questo caso l’Italia è spaccata in due. Alcuni esempi:

In alcuni centri di Piemonte e Lombardia si può essere operati di bypass con un rischio di mortalità sovrapponibile a 0. In certi ospedali siciliani il rischio sfiora il 10%.

Per quanto riguarda la mortalità a trenta giorni dall’intervento di bypass – con una media nazionale del 2,2% – si rilevano:

Tra le eccellenze il Monzino di Milano, la Poliambulanza di Brescia, le Molinette a Torino. Al di sotto dell’1,5% il Sacco di Milano, gli Ospedali Riuniti di Bergamo, il Careggi di Firenze, il San Camillo Forlanini di Roma (con 0,79%), l’Ismett di Palermo. La mortalità sale al sud, è superiore al 5% a Salerno, al Monaldi di Napoli, presso la Casa di cura San Michele (Caserta, quasi 8%), al Papardo di Messina ma anche in alcune grandi aziende universitarie romane.

Un altro dato riguarda i parti con taglio cesareo primario:

Si va dalle percentuali virtuose del Buzzi (Milano), ospedale Riuniti (Bergamo), casa di cura per il Bambino (Monza) dove meno di 10 donne su 100 partoriscono con la chirurgia. A realtà del sud che potrebbero essere definite vere e proprie fabbriche di cesarei. Case di cura private dove 8 donne su 10 ricevono il taglio probabilmente senza criteri di appropriatezza, solo perché vantaggioso sul piano della remunerazione. La Campania si distingue con percentuali decisamente straordinarie, in negativo. Ci sono però esempio estremi anche in Piemonte. Presso la clinica Sedes Sapientias il cesareo è scontato (9 volte su 10).

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One thought on “L’Italia della salute, a due velocità

  1. L’anomalia degli interventi non riguarda solo i cesarei, ma appunto anche i bypass: in Lombardia, c’è lo stesso numero di cliniche cardiochirurgiche dell’intera Francia, e si pratica il 120% di angioplastiche in più, e il 150% in più di by-pass rispetto all’Emilia

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