Una volta, nel ’90, il nemico era la partitocrazia. Oggi la burocrazia europea.
Capito? La partitocrazia non è più un problema. La Lega, nella partitocrazia romana, si trova a proprio agio. Lo dichiara Roberto Maroni (quello bravo).
Una volta, nel ’90, il nemico era la partitocrazia. Oggi la burocrazia europea.
Capito? La partitocrazia non è più un problema. La Lega, nella partitocrazia romana, si trova a proprio agio. Lo dichiara Roberto Maroni (quello bravo).
Mi viene in mente un vecchio motto del presidente Kennedy (irlandese, non per nulla):
“Non chiedetevi che cosa la Lega potrà fare per voi, ma che cosa voi potrete fare per la Lombardia”
…o forse era diverso?… chissà…
Era diverso, Kennedy parlava di Stati Uniti, io parlo di Italia, non solo di Lombardia.
Saluti unitaristi.
Alex, ma ci vediamo il 28 gennaio, vero?
Caro Stefano,
capisco il tuo tentativo di “parata”, ma guarda che la mia provocazione resta valida a tutti gli effetti. Infatti, proprio parlando di USA e Italia, mi si dovrebbe ancora spiegare perchè nel New England, ad esempio, stati confinanti come Massachusettes e Connecticut, con caratteristiche storico/geografico/cultural/etnico/religioso, ecc. ecc. iperassimilabili, con popolazione ed estensione inferiori o poco superiori alla Lombardia possono avere diritto commerciale, diritto penale, diritto civile e tasse diverse, mentre noi qui dipendiamo al 100% da Roma e dalle sue scelte (i miserrimi spazi di autonomia dipendono in toto dal quadro normativo-fiscale nazionale, quindi stanno a zero).
Traduzione: d’accordo, Kennedy e tu parla(va)te di stati nel loro complesso. Ma negli States il sistema federale è autentico e consente di sentirsi parte di un grande, grandissimo paese, senza rinunciare ad enormi spazi di autogoverno effettivo. Qui invece no. E proprio questo è il problema. Che alla fine i propri interessi li difendono mille volte meglio i lazial-meridionali, perchè votano per puro interesse, per cordate territoriali. Mentre noi qua siamo divisi per ideologie e pensiamo sempre che esistano gli interessi “dell’Italia”, ai quali quelli della Lombardia dovrebbero perpetuamente essere subordinati. E in questo modo, in questo preciso modo siamo finiti nella merda in cui siamo: ovvero la regione più sfruttata d’Europa. Con buona pace di qualsiasi equità sociale autenticamente marxista: se non lavori non mangi. A questo punto la sinistra del Nord farebbe bene a dire che tutti i soldi raccolti in Lombardia devono andare anche in Grecia, in Zimbabwe e chissà dove. Perchè non smettiamo tutti di lavorare Stefano?
A Varese ci sarò?
Dipende. Se si può intervenire sì, altrimenti no.