Gli stranieri in Italia lavorano, eccome

Dal 2007 al 2010 i lavoratori stranieri sono passati da 1,5 milioni a poco più di 2 milioni, passando dal 6,5% al 9,1% del totale degli occupati. E il numero sarebbe sottostimato, perché non vengono conteggiati i lavoratori stagionali e i conviventi con i datori di lavoro – due settori tipici di impiego per gli stranieri – oltre, ovviamente, ai clandestini. Questo è quanto risulta da uno studio della Fondazione Leone Moressa, commissionata da Il Sole 24 Ore.

Il dato riguardante i lavoratori stranieri è in netta controtendenza rispetto ai lavoratori italiani: se i primi sono aumentati del 38,5%, nel quadriennio considerato, i secondi sono calati del 4,3%.

Impressionanti i dati di alcuni settori. Nei servizi sociali e alla persona i lavoratori stranieri rappresentano il 30% del totale e, all’interno di questo 30%, ben l’80% sono donne. Le lavoratrici straniere, d’altra parte, sono il 42% del totale. Altri due settori nei quali si concentra il lavoro straniero sono le costruzioni (18,1%) e alberghi e ristoranti (15,8%).

Quest’ultimo settore – insieme a “saldatori, montatori e lattonieri” e “addetti non qualificati dell’industria” – rientra tra i settori in cui il tasso di sostituzione tra italiani e stranieri è uno a due: per ogni lavoratore italiano che abbandona tale settore, ne entrano due stranieri.

Alcune considerazioni che si possono fare riguardano, da una parte, il settore servizi alla persona e, dall’altra parte, il settore della ristorazione. Il primo è un settore cruciale, come rileva Maurizio Ambrosini, dell’Università Statale di Milano: «Soprattutto qui, il lavoro degli immigrati è una precondizione per l’occupazione degli italiani, anziché un’alternativa». Il secondo settore porta alla memoria i recenti fatti accaduti a Milano, dove il blitz anti-evasione ha portato alla luce numerosi lavoratori in nero, in parte stranieri, in parte clandestini. «Sempre più si insinua il dubbio che gli immigrati si giovino di una sorta di “vantaggio competitivo” – perché si adattano e costano meno – in un mercato del lavoro che registra l’accentuarsi dei suoi tradizionali aspetti di debolezza», ha dichiarato Laura Zanfrini dell’Università Cattolica e Fondazione Ismu. La strada è alzare il livello di guardia e le garanzie a difesa dei lavoratori più deboli e meno rappresentati, perché “adattarsi e costare meno” fa male a tutti, lavoratori italiani e lavoratori stranieri.

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