Ozono in Val Padana

E’ uscito pochi giorni fa il rapporto annuale 2011 della European Environment Agency sull’inquinamento atmosferico dovuto all’ozono . Brutte notizie per l’Italia, che risulta essere il Paese con il maggior numero di giorni oltre il limite considerato pericoloso.

In realtà, se si guarda alla mappa (purtroppo dati disaggregati non sono disponibili) il problema colpisce principalmente il Nord Italia: la regione più inquinata d’ozono d’Europa. Ciò è dovuto alla sua particolare struttura demogeografica: una pianura ad alta densità di popolazione circondata da montagne.

L’ozono a livello del suolo viene prodotto da reazioni fotochimiche innescate dalla presenza di sostanze quali benzene, monossido di carbonio e ossidi di azoto, che sono prodotti secondari della combustione nelle auto, dei  sistemi di riscaldamento e delle centrali termoelettriche. Per la riduzione delle quantità di ozono è necessaria una politica ambientale che diminuisca il traffico su gomma, riduca i livello di consumo nel riscaldamento domestico e, magari, eviti di installare centrali termoelettriche a carbone (le più inquinanti).

Ma questo non basta: i composti che producono ozono viaggiano a lunghe distanze e tendono ad accumularsi nella “sacca” padana, tra Alpi ed Appennini. Guardare solo al proprio orticello è inutile: le politiche ambientali devono essere implementate almeno a livello europeo. Una buona notizia del rapporto è infatti che le regolamentazioni europee dell’ultimo ventennio per il contenimento degli inquinanti prodotti dagli autoveicoli (auto Euro 1, Euro 2, Euro 5, quelle lì) hanno ridotto in modo significativo le concentrazioni di ozono a livello europeo.

Nota:
L’ozono, a livello stratosferico, costituisce uno strato protettivo contro le radiazioni ionizzanti provenienti dal Sole, a livello del suolo, è un potente agente ossidante che provoca danni al sistema respiratorio quali: irritazioni, aumento delle infiammazioni polmonari e aggravio dei sintomi di asma e allergia.

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