Quel misto tra Bossi e Bossi

Da tempo abbozziamo paragoni tra la Lega a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. C’è una sottile linea rossa – o, forse, verde – che li collega, la stessa linea che porta all’astensionismo, che ha come parola d’ordine “partitocrazia”. Una frase pronunciata da Bossi durante un comizio, nel 1995, mi ronza nella testa da diverso tempo, quasi fosse la chiave del successo leghista e – potenzialmente – del successo grillino. E’ quella frase lì, delle baionette in canna, con le quali la Lega avanzerà, per snidare, anche al Sud – badate bene: “anche al Sud” – la partitocrazia. Le baionette, perché si è pronti a sfidare il nemico corpo a corpo. Un’organizzazione quasi militaresca. L’avanzata. E infine la partitocrazia, da snidare, al Sud ma anche al Nord, ovunque sia nascosta. Diciassette anni dopo, a Milano, Beppe Grillo chiedeva – azzardando un paragone storico del tutto fuori luogo – “una piccola Norimberga per i partiti”, per lo svolgimento della quale “si tirerà a sorte una giuria di cittadini incensurati e determineremo come farci ridare tutti i soldi che hanno rubato e come indirizzarli a qualche lavoro sociale”. Li snideremo sommariamente e anche con un po’ di violenza, in sostanza.

Ci sono altri punti di somiglianza, oltre al comune nemico di Lega old style e M5S. Provo a elencarne qualcuno:

  • Il presidio, il controllo dello spazio. Se la Lega piantava gazebo e scriveva sui muri, proponendosi di occupare il territorio, il M5S cerca di controllare un altro spazio: internet. Non dico che ci riesca, ma ci prova. Vi sarà certamente capitato di leggere chilometri di commenti a post o articoli nei quali si critica Beppe Grillo, per difendere il “movimento”. Ecco.
  • Inoltre, mantengono un forte legame, quasi esclusivo, con il loro spazio d’azione. “Le proposte sono sul blog”, e solo lì: a voce non le diciamo (come mostrato ieri da Servizio Pubblico). Ciò vuol dire che se vuoi discuterne dovrai andare sul blog, commentare ed essere affossato. Perché se il problema è la riforma del lavoro, va bene, ma c’è altro. Allo stesso modo, la Lega ha la capacità di imporre la propria agenda, anche quando è in difficoltà, e di svicolare quando potrebbe essere in pericolo: mentre il Partito Democratico si lacerava sull’articolo 18, la Lega non ha detto una parola. Agiscono esclusivamente dove hanno controllo totale dei mezzi a disposizione, perché c’è sempre altro.
  • Ovviamente siamo, in entrambi i casi, in presenza di un leader carismatico, con grandi capacità oratorie.
  • C’è uno strano rapporto con i partiti: essendo il loro principale nemico, dipingono se stessi non come “partito”, ma come “movimento”, dove “ognuno conta uno”. Tuttora esponenti di primo livello della Lega si ostinano a parlare di “movimento”, e per quanto riguarda i grillini, beh, non penso ci sia tempo da perdere. Ma l’aspetto curioso è che alla retorica del movimento si affianca una gestione interna leninista e un forte spirito di appartenenza: il movimento è sacro. Quanti espulsi dalla Lega si possono contare? Solo tra il 1988 e il 1995, stando alla ricostruzione della Lega, troviamo: Gremmo (giugno 1989), Rocchetta, Marin e Aliprandi (settembre 1994). E in questi tempi si andava ancora tutti d’accordo, c’era poca roba da spartire. La stessa cosa sta succedendo all’interno del M5S: ci si aspetta che un movimento sia “liquido”, ma non si possono organizzare incontri in maniera autonoma, secondo Beppe Grillo, che ha definito un incontro autoconvocato un paio di mesi fa a Rimini come “degno della migliore partitocrazia”. Successivamente è stato espulso dal “movimento” Valentino Tavolazzi, di Ferrara, e non si è ancora capito il perché.
  • Si dichiarano “né di destra né di sinistra”.
  • Il costante attacco ai giornalisti, “servi del potere” e parte del sistema da combattere – e qui si torna al web.
  • A entrambi non dispiacerebbe l’uscita dall’Euro e il ritorno alla Lira, con tutte le sue svalutazioni. Ora, qui il discorso si fa molto complicato, ma con una battuta vorrei dire che sembrano preferire una visione conservativa, museale e basata su un approccio al ribasso, piuttosto che la sfida di modificare quest’Europa.

A questo punto è possibile capire il perché di alcune uscite da parte di alcuni esponenti del centrosinistra – anzi: del Partito Democratico – e possiamo prevederne altre. Quindi, cos’ha detto e cosa dirà il Partito Democratico?

  • Dirà che il M5S è una costola della sinistra.
  • Dirà che Grillo è pazzo, lo prenderà in giro, cercherà di sbeffeggiarlo (“un misto tra Gabibbo e Bossi”, ha già sentenziato D’Alema).
  • A un certo punto tirerà in mezzo la Costituzione, perché Grillo è eversivo. E lo si combatterà sul terreno legalistico, invece che su quello politico. (Forse perché non si hanno risposte politiche?);
  • Accuserà Grillo di far vincere qualcun altro, di fare gli interessi di qualcun altro. Ricordate il Piemonte?
  • Cercherà, infine, di allearsi con Grillo, ricevendo in cambio un sonoro “vaffa”, da Grillo e dai suoi elettori. Suoi del Partito Democratico.

In sintesi, la dirigenza del Partito Democratico non capirà e non saprà interpretare – proprio come nei primi anni ’90 – i cambiamenti e non saprà capire i propri errori. E allo stesso modo, in ritardo e con fare goffo, cercherà un dialogo e un’alleanza “tra dirigenti”, non capendo che non bisogna rivolgersi né a Grillo né a Bossi, né, tantomeno, ai grillini e ai leghisti, ma bisogna prima di tutto non negare le problematiche che sollevano e, perciò, rivolgersi ai motivi. Essere conseguenti, infine, assumendo dei comportamenti appropriati. Facendo da esempio, sì.

Per non cadere nuovamente in questo errore, c’è bisogno di un forte ricambio della classe dirigente del Partito Democratico. Punto. E forse saremo ancora in tempo.

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10 thoughts on “Quel misto tra Bossi e Bossi

  1. Ecco per l’appunto:un forte ricambio della classe dirigente del PD.
    L’ho scritto in tutte le salse e ovunque ci sia un commento da lasciare.
    Ma chi può e perciò deve sostituire , e sono tanti,deve avere il coraggio di farsi avanti.
    A parte il rumor del partito dei sindaci di Renzi, mi pare ci sia calma piatta.
    Le elezioni politiche sono alle porte, non si parla di primarie, di programmi e di alleanze (tranne D’alema e Damiano)
    Fonti quali OCSE, ISTAT, confindustria, il sole 24ore, diversi autorevoli commentatori economici e finanziari concordano nel dare indicatori della produttività e competitività del paese di tutto rispetto, nonostante le avverse condizioni di sistema (infrastrutture, giustizia, istruzione e ricerca)
    Se vuoi perdere un pò di tempo,ho raccolto molti dati in proposito in diversi post del mio blog.
    Quello che manca è la politica: la testa.
    La politica che decide di far pagare le tasse a chi ha pagato poco arricchendosi sulle rovine del paese.La politica che decide reali ed utili liberalizzazioni per diminuire sensibilmente i costi delle infrastrutture e liberi energie sane e nuove.
    Insomma caro Stefano ci vuole coraggio. L’avranno i nostri ?

    • Ma magari anche la politica che decide di licenziare migliaia di dipendenti di Camera, Senato, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica, Authorities varie, perchè non è che sia bello pagare le tasse più alte del mondo quando poi vedi che servono per mantenere schiere di clientes, vero caro Angelo?

      Il parassita non è l’idraulico che non fattura; è il commesso (delle Camere) che prende stipendi più alti dello stesso parlamentare. Una politica che non ha la lucidità di riconoscere e il coraggio di dire queste cose non serve a niente, se non a sprofondare ancor di più nell’abisso.
      Si può scegliere di impersonare il capitano della nave, i viaggiatori, i musicisti, il marconista, o la nave stessa (cioè il Titanic), prima della disgrazia; ciascuno di essi potrebbe avere un ruolo in un ipotetico salvataggio; l’unica scelta poco intelligente è fare l’iceberg.

      Saluti separatisti lombardi, naturalmente
      Alex

  2. http://www.linkiesta.it/Giuricin-Lega-Nord

    Interessante, sopratutto nella parte in cui dice:

    “Chiaramente l’econo­mia romena è molto indietro rispetto a quella italiana e guardando il dato della regione di Bucarest si vede un livello di poco superiore alla metà di quello Veneto, ma in questo caso l’economia a trazione leghista ha mo­strato tutta la sua debolezza, tanto che nel 2009 nel “feudo rosso” si registrava un Pil pro capite superiore a quello medio nel Nord Italia”. E qui si introduce l’aspetto regionale, e viene scardinato il “falso mito” della Lombardia locomotiva e “Baviera” d’Italia, scalzata di prepotenza dal primo posto in classifica dall’Emilia Romagna, che si ritrova con un Pil pro-capite superiore del 20 per cento a quello della media europea.”

    • Sul fatto che la Lega sia stata artefice di tante complicazioni burocratiche e di tante norme vessatorie sul piano fiscale sono d’accordissimo, il problema è che le hanno votate pure gli altri. La Lega non ha mai avuto il 51% dei deputati, magari sarebbe bene che Giuricin se lo ricordasse.
      Questa mia nota non vuole essere polemica a se stante, bensì contestualizzazione del degenerare leghista: la Lega, nel momento in cui ha capito di non avere la testa e le palle per procedere lungo una strada autenticamente separatista o seriamente autonomista, ha anche deciso di barattare la propria indipendenza politica con il sottogoverno romano. In altri versi, è diventata funzionale al sistema e parte stessa del sistema.

      Un sistema di cui tutti gli altri (TUTTI) sono parte integrante e artefici determinanti. Quindi, ancora una volta, si critica la Lega, ma non si cambiano gli scempi fatti con la sua complicità. Anzi, il governo Monti sta portando al quadrato la burocratizzazione, il prelievo fiscale devastante, la persecuzione dei ceti produttivi. E stavolta senza la Lega. E adesso allora cosa facciamo?

      • Sembrerebbe un bel libro però, oramai ha scocciato che:
        1 Sembra quasi che la QS sia stata inventata da Bossi.
        2Sembra che i danni, i problemi del Nord siano riconducibili esclusivamente alla LN (che ha le sue enormi colpe) e non ad uno Stato canaglia, mafioso, ladro, partitocratico (e altri centinaia di complimenti ).

        Il tizio che l’ha scritto sarà sicuramente preparato, i dati saranno corretti ma sta litania ha rotto!! qualcuno vuole difendere il Nord veramente ? lo comprerò e vedrò se l’autore nominerà l’elemento dei residui fiscali come fondamentale “pietra” sulla Lombardia (che ok non è l’unico ma non è nemmeno una cosuccia da niente).

    • Giuricin dice un sacco di stronzate, se mi è consentito.

      Primo: la Lombardia ha gdp per capita non solo più alto dell’Emilia-Romagna, ma anche più alto – e di un bel tocco – della Germania. Ma quello che più conta è che la Lombardia continui ad avere un gdp del genere NONOSTANTE la razzia di un prelievo fiscale esorbitante rispetto non solo all’Emilia Romagna (cfr. dati sul residuo fiscale), ma soprattutto rispetto alla Germania. Il trattamento fiscale cui è sottoposta la Lombardia ammazzerebbe qualunque territorio e in effetti sta ammazzando anche la Lombardia: ma il fatto che non sia ancora stramazzata è il segno della sua forza, davvero immensa. Altro che “falso mito”: togli al Lombardia all’Italia è il paese in 6 mesi va giù come una pera marcia, perché se carichi i 40 o 70 miliardi (secondo le stime) di residuo fiscale della Lombardia su Emilia, Veneto, Piemonte, Toscana e Marche (le uniche che, molto a distanza dalla Lombardia) mettono più soldi nelle casse centrali di quanto non ne prelevino, quelle regioni schiattano seduta stante.

      Secondo: la “trazione leghista” è una pirlata senza senso. Non c’è alcun dubbio sull’inadeguatezza della classe dirigente leghista (ma non mi pare francamente che quelle degli altri partiti siano molto meglio, per non parlare della classe dirigente economica), ma la Lega è un partito di minoranza. Anzi, seguendo Giuricin, visto che elogia il Veneto, dovrebbe ricordarsi che quella regione è l’unica con la Lega partito di maggioranza (comunque relativa).

      Terzo Giuricin, tra le altre cose, prende Malpensa a simbolo del fallimento leghista, mostrano di non sapere una mazza sul tema e di farsi abbindolare dal mito – questo sì – di Malpensa come frutto della politica leghista commettendo l’identico errore ma speculare della lega quando brandisce Malpensa come propria bandiera.
      La “Grande Malpensa” è un progetto di fine anni sessanta (come Pedemontana del resto), piena epoca democristiana. E’ stato definitivamente approvato nel 1987, giunte PCI-PSI a Milano e pentapartito a Roma. Si è fermato con tangentopoli, è stato recuperato dal governi Ciampi e Berlusconi I tra il ’93 3 il ’94 (con Formentini a Milano) infilandolo nelle priorità TEN-T della Commissione Europea. E’ diventato il cuore del (grande) progetto di fusione Alitalia-KLM del governo Prodi, con Albertini a Palazzo Marino. Il fallimento di quella alleanza tra compagnie è frutto del combinato disposto tra le resistenze delle compagnie europee (abituate a saccheggiare il ricco bacino di domanda del Nord Italia), le resistenze del binomio romano-laziale AdR-Alitalia (che non voleva mollare un’indutra attorno alla quale gira l’11% del PIL regionale del Lazio) in nome dell’interesse generale del Paese e dell’idiozia di Albertini che non voleva fare quello che in tutto il mondo si sarebbe fatto: chiudere l’aeroporto vecchio all’apertura di quello nuovo.
      Semmai – se si vuole essere onesti – la Lega ha invece proprio il merito di aver posto una questione che per i più sarà tecnica, ma invece è stata cruciale per non far chiudere l’aeroporto dopo il de-hubbing di Alitalia: la rinegoziazione degli accordi bilaterali tra Italia e vari Stati extra-UE (decreto “salva-Malpensa”), cioè la possibilità di aprire nuovi collegamenti intercontinentali su Milano che erano vietati dagli accordi bilaterali in essere fino ad allora (è il tema per esempio di Singapore Airlines per chi ha seguito la vicenda) che, se fosse andata in porto l’operazione di vendita di Alitalia ad Air France-KLM escogitata da Prodi, sarebbero invece stati congelati per legge, cancellando ogni possibilità di crescita per Malpensa. Dunque chapeau alla Lega (e al governo Berlusconi) in questo caso.

      E visto che Giuricin cita Bonomi (presidente SEA) come esempio dioccupazione di cariche pubbliche da parte della Lega, vale forse la pena di ricordare:
      a) che Bonomi è stato cacciato la prima volta da Albertini proprio perché aveva posto il problema di Linate;
      b) che Bonomi ha ripreso in mano SEA e si è trovato a fronteggiare simultaneamente de-hubbing Alitalia, cioè il più grande processo di de-hubbing per dimensioni e velocità della storia dell’aviazione civile mondiale, e crisi economica, la più grave crisi economica dagli anni Trenta a oggi. Per de-hubbing molto meno pesanti e senza concomitanza con crisi economiche, altri aeroporti nel mondo hanno chiuso. Malpensa non solo non ha chiuso, ma ha ricominciato a crescere, SEA ha sempre prodotto utili (che il Comune azionista si è arraffato) e nonostante una riduzione di personale di circa 700 occupati (SEA è passata da 5.800 a 5.100 dipendenti) non c’è stato un solo sciopero contro l’azienda e il suo management. L’unico sciopero dei lavoratori SEA c’è stato qualche settimana fa ed era contro la Giunta Pisapia, tanto per essere precisi. Dunque chapeau a Bonomi, leghista o non leghista chissenefrega.

      daniele,milano

  3. Sulla conclusione del’articolo nulla da dire,anzi,sacrosanta la critica alla sinistra italiana,incapace di saper cogliere i motivi e le esigenze della gente che si sposta verso “l’antipolitica del M5S” e rinnovarsi anche magari sfruttando anche le potenzialità che la rete offre soprattutto in termini di trasparenza e che finora forse proprio per questo è stata snobbata, se non per pura campagna elettorale.
    Io ho un animo di sinistra e seguo da vicino il M5S da tempo,e mi sento di criticare un articolo che presenta tutte le similitudini tra lega e M5S ma omette le differenze, e addirittura denigra quasi l’uso della rete che il M5S fa,forse un po’ spinto, non cogliendo in questo l vera differenza con la lega e altri-
    Il M5S mette la rete al centro, come strumento principe ed unico che permette di fare politica e amministrazione in maniera trasparente.
    La trasparenza è la vera differenza non solo con la lega ,con tutti gli altri che non se la possono permettere per la loro malafede e per tutto ciò che hanno da nascondere.
    Chiunque leggerà questo commento non potrà non convenire sulle potenzialità che la rete potrebbe avere nella politica e nella democrazia.Questo commento stesso e tutti gli altri ne sono la dimostrazione.
    40 anni fa avevano senso le sedi dei partiti dove si faceva politica,si discuteva…..
    Oggi abbiamo la rete che ci permette questo e molto di più, Come votare un sondaggio o vedere la diretta di un consiglio comunale o sapere quanto spende un assessore e in che cosa.
    Trasparenza Trasparenza Trasparenza!!!

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