Il «saper fare» tutto italiano, su scala globale

Come abbiamo fatto diverse altre volte, recentemente, On the Nord nei giorni scorsi si è soffermato sul futuro artigiano che potrebbe essere un tratto distintivo dell’Italia che verrà, solo se sapremo dare nuovamente valore a mestieri tipici della nostra tradizione, collocandoli all’interno dei flussi internazionali di ricchezza. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, abbiamo intervistato il professore Stefano Micelli (che ha da poco inaugurato il suo blog su Linkiesta), dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, autore del testo da cui tutte le nostre riflessioni muovono, Futuro Artigiano:

E noi ci fidiamo, ma fino a un certo punto. Per questo motivo abbiamo cercato le uova, dove la componente artigianale dell’impresa è storicamente diffusa nella società. Siamo stati tra l’hinterland milanese e Lecco, per capirci, per raccontare le storie di chi plasma ancora il metallo e di chi vende orecchie da elfo (avete capito bene) in tutto il mondo, producendole manualmente nel suo laboratorio.

A plasmare il metallo ci pensa il Laboratorio Lopane, di Cormano. Hanno anche un blog, e questo è già un piccolo indizio. La loro attività mi ha fatto tornare in mente due esempi citati da Micelli, di makers americani, dediti alla riparazione e al restauro delle motociclette e alla creazione di automobili su misura. La logica del mio ragionamento è del tutto distorta, e forse c’è un problema, perché dovrebbe muoversi nel senso opposto, partendo dall’esperienza a me più vicina, sia a livello geografico che culturale, per poi spaziare oltreoceano. Anche perché, diciamolo senza problemi, in alcuni casi la distanza è evidente. Al contrario, sembra che debbano essere i makers americani a raccontarci come l’artigianato possa percorrere strade non ancora battute.

Attraversato il cuore della Brianza, le orecchie da elfo ci portano a pochi chilometri a sud di Lecco, a Viganò, dove visitiamo il laboratorio di Neraluna che, come vi dicevo, produce manualmente orecchie da elfo e altri prodotti che hanno a che fare con il mondo fantasy e dei giochi di ruolo. A un primo impatto, il tutto sembra assolutamente folle, perché chi mai può aver pensato di mantenersi attraverso la produzione di manufatti estremamente di nicchia. L’entrata in gioco di due fattori, il web e l’inglese, apre però la produzione al mercato internazionale, e così si scopre che la nicchia è una nicchia globale, perché si gioca di ruolo tanto in Italia quanto in Sudafrica, e il gioco, appunto, è fatto.

Seguiteci, nei prossimi giorni.

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4 thoughts on “Il «saper fare» tutto italiano, su scala globale

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