Passaggio a Nord-Est (41) – Més que un club

Questa sera la rubrica indipendentista di OnTheNord avrebbe anche potuto astenersi dal commentare la sonora vittoria per 4-0 dell’Università del Calcio contro la Contea di Montingham. Avrebbe, ma non può. Tutta colpa dei commentatori RAI. Prendetevela con loro, cari amici lettori, del resto già lo fa a ragione Aldo Grasso.

I suddetti, invece di limitarsi ad elogiare i vincitori, e non paghi di aver regalato al pubblico (coercitivamente) pagante chicche del tipo “Un pezzetto di questa coppa è anche nostro” (sè, vabbbeh…) hanno cominciato a discettare dei problemi del calcio italiano arrivando a sostenere che la colpa del misero stato atletico della Statale (pardòn, “nazionale”) sia da addebitare ai Club.

Insomma, l’Italia ne piglia quattro e la colpa è dell’Inter, del Milan, della Juventus, del Napoli, ecc. Chissà di chi sarebbe stato il merito se il risultato fosse stato a parti invertite, come sentivano già in cuor loro le masse accorse di fronte ai maxi schermi…

Il problema, però, non è solo di calcio, in questo caso, ma proprio di mentalità, di cultura, sociale e politica prima ancora che sportiva. Infatti, chi ha battuto la Statale (ripardòn, “nazionale”)? Chi ha messo in fila un triplete pauroso fra Europeo 2008 e 2012 e Mondiale 2010? Chi ha dimostrato di essere una squadra fortissima e una vera potenza calcistica? Ma la Spagna naturalmente.

Proprio quella Spagna che, nella struttura costituzionale così come in quella calcistica si fonda su un autogoverno territoriale al cui confronto la miserrima autonomia locale italica è robetta da quattro soldi. Non ci credete? Beh, allora sappiate che le Furie Rosse che stasera hanno maltrattato i savoiardi azzurri avevano in campo ben 6 giocatori del Barcellona, cui si è aggiunto nel corso della partita un altro giocatore, per un totale di 7 su 14 scesi in campo, c’est à dire il 50%. E, come saprete, il Barcellona è més que un club: il Barcellona è una specie di nazionale catalana, una bandiera dell’autogoverno dei “lombardi iberici”. Ma non solo: il Barcellona e, più in generale il calcio catalano, sono una federazione a sè, solo in parte collegata a quella spagnola.

Il problema, quindi, non è la salute del calcio “italiano”, che sta benissimo, come dimostra la quantità di trofei internazionali vinti dalle squadre che militano nella FIGC: la città di Milano ha il primato di Coppe dei Campioni-Champions League, più di qualsiasi altra capitale europea, le squadre FIGC sono complessivamente al secondo posto dopo la Spagna e insieme all’Inghilterra, la stessa rappresentativa azzurra ha vinto 4 mondiali, mica noccioline, l’ultimo dei quali soltanto 6 anni fa (il Brasile 10 e la Germania addirittura 22, per dire). E tantomeno il problema del calcio italiano è dato dalla necessità di irregimentare i Club, imponendo loro un non ben definito maggior rispetto per le esigenze della statale (riripardòn, “nazionale”); già è stato distrutto il simulacro di pseudofederalismo regionale, già sono stati saccheggiati i conti correnti e, fra poco, i patrimoni dei nostri Comuni padani, ci manca solo che qualche genio “de Roma” (anche d’adozione, non ci mancano i pirla in Padania) si metta a limitare l’autonomia dei nostri Club…

Il problema vero è che la Spagna esprime un calcio che è proprio quello prodotto dal suo particolarissimo autogoverno, che esalta l’appartenenza territoriale e forgia “piccole” nazionali che, messe insieme, fanno una “statale” potentissima. Non a caso, nei festeggiamenti di stasera, sul campo, molti giocatori esibivano le bandiere delle proprie nazioni: Galizia, Catalogna, Euskadi.

In ogni caso, e giusto per non avere equivoci, prendiamoci l’indipendenza e teniamoci pure la nazionale (sic). Noi Lombardi saremo più felici, voi tifosi azzurri avrete più soddisfazioni, c’è da giurarci.

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2 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (41) – Més que un club

  1. Dispiace per la partita ma gli spagnoli erano troppo forti e i nostri erano a pezzi.
    Però è vero che a livello di “cantera” in Spagna sono più avanti quello che ho trovato ridicolo invece è stato l’inizio della programmazione prima del match con immagini di Falcone, dei terremoti, inondazioni, l’oscar a Benigni ecc ecc.
    Ma alla Rai fanno di tutto per rendersi ridicoli?
    Complimenti alla Spagna.

    • Infatti a notte inoltrata Oliviero Beha ha criticato i toni “risorgimentalisti” con cui è stata affrontata la partita da parte delle autorità politiche. Toni che probabilmente hanno inciso anche sullo stress sentito dai giocatori. Gli azzurri vengono ormai deliberatamente utilizzati come strumento di propaganda politica. Lo si chiami fascismo, nazionalismo, o in qualsiasi altro modo: è semplicemente uno schifo. Come volevasi dimostrare, avevo ragione io :-)

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