«La Sicilia rischia di diventare la Grecia del Paese»

«La Sicilia rischia di diventare la Grecia del Paese, con i dipendenti e i pensionati regionali che saranno i primi a trovarsi senza stipendio in caso di crollo». Bisogna quindi «intervenire anche superando gli ostacoli di un’autonomia concessa nel dopoguerra, in condizioni storiche e politiche ormai lontanissime, ma utilizzata da scriteriate classi dirigente per garantire a se stesse l’impunità».

A parlare così, questa mattina, è stato il vicepresidente di Confindustria ed ex presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello, che ha aggiunto:

«Siamo all’epilogo di una lunga stagione politica ed economica che non riguarda solo il governo Lombardo ma che si è basata esclusivamente su una capillare distribuzione assistenziale e clientelare delle risorse pubbliche [...] Se fossimo stati controllati dallo Stato noi siciliani non avremmo oggi trentamila precari e trentamila forestali».

About these ads

4 thoughts on “«La Sicilia rischia di diventare la Grecia del Paese»

  1. Se la Sicilia rinuncia allo Statuto speciale dobbiamo mandarci l’esercito, però. E togliere ai suoi cittadini il voto per il Parlamento, perchè i loro amministratori se li sono eletti loro, in questi decenni. Se rinunciano allo Statuto speciale li dobbiamo commissariare, nel senso che devono diventare un protettorato, e per mafiosi e famigli dobbiamo istituire dei campi di detenzione.
    Altrimenti sono solo le solite chiacchiere in libertà, l’unitarismo con i soldi altrui.
    Se la Sicilia ammette di non essere in grado di autogovernarsi, non si capisce perchè dovrebbe concorrere al governo altrui, pretendendo di spartirsi in prima persona e cono diritto di voto e di veto il finanziamento pubblico per le regioni “svantaggiate” (se, vabbeh…).
    Per non arrivare a sancire il proprio fallimento economico la Sicilia e i siciliani devono ammettere di avere già dato prova di fallimento politico. All’interno delle formazioni politiche “nazionali” dovrebbero essere costituite delle sezioni siciliane separate, affinché non vi sia possibilità da parte di politici siciliani di influenzare la vita politica “nazionale” dei suddetti partiti. Hanno governato tutti insieme quell’isola, l’hanno sgovernata, stuprando il concetto di autonomia speciale che noi in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna pagheremmo per avere; adesso devono essere giustamente isolati e privati di qualsiasi potere di interdizione con il resto dello Stato.
    Nessun politico greco può obbligare i tedeschi a pagare i propri debiti; è tempo che anche il sudore lombardo-veneto-emilianoromagnolo sia messo al riparo dalla voracità siciliana. Ricordiamoci che solo pochi giorni fa il Parlamento ha dato un calcio nei denti ai nostri terremotati. E adesso dovremmo aiutare a pie’ di lista i clientes siciliani? VERGOGNA!

  2. Complimenti, nel 2012 – sull’orlo di una crisi catastrofica dell’euro e con l’Italia che, anche grazie alla Sicilia, rischia di essere la tomba del sogno unitario continentale – c’è qualcuno che arriva a dire quello che la Lega dice dal 1979. Ma 33 anni fa era razzismo, ora invece è verità perché chi lo afferma non è leghista.
    Massimo rispetto per Lo Bello, nessun rispetto per chi deve sentirsi dire da Lo Bello perché è Lo Bello e non Bossi che 2 + 2 fa 4. Peccato che 33 anni fa c’era tempo per cambiare, oggi non più.

    daniele,milno

    • Altre voci inascoltate:

      http://affaritaliani.libero.it/economia/crisi_grecia07052010.html

      Ancora soltanto due anni fa si preferiva pensare alle celebrazioni dei di lì prossimi a venire 150 anni; in Sicilia la classe digerente locale sperimentava governissimi regionali di larga coalizione di fatto, all’insegna dell’ “aggiungi posti a tavola, che ci sono tanti amici in più”, in un abbraccio comune fra pidiellini, udicini e piddini con tutte le loro pletore di clientes famelici.
      I siciliani si sono mangiati la Sicilia, da tempo, e da tempo hanno dato l’assalto al bilancio statale, da noi lombardoveneti ed emilianoromagnoli finanziato a pie’ di lista ogni anno.
      E adesso, come da previsione, ci tocca subire tagli lineari al welfare e alle autonomie locali, perchè naturalmente gli stessi che lodavano nel 2011-11 i 150 anni non sono in grado di dire chiaramente: SI’, ADESSO TAGLIAMO LE SPESE E LE ASSUNZIONI CLIENTELARI SICILIANE (e calabresi, e campane, e laziali…).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...