La Rosarno da non dimenticare

La cosidetta «legge Rosarno», un decreto approvato ai primi di luglio, che recepisce la normativa comunitaria in materia, tiene insieme due fenomeni che devono essere tenuti insieme: immigrazione clandestina e sfruttamento del lavoro in nero. La relazione è creata attraverso pene più severe per chi assume un immigrato irregolare e, allo stesso tempo, prevedendo la concessione del permesso di soggiorno per sei mesi allo straniero vittima di «grave sfruttamento» che denuncia il suo datore di lavoro.

Questo per dire che se il nome dato alla norma è, appunto, «Rosarno», un motivo c’è. Perché a oltre due anni dagli scontri che insanguinarono le strade della cittadina calabrese, la situazione rimane estremamente critica. Il monitoraggio di Rete radici e Fondazione Integra/Azione racconta di oltre 2000 braccianti stranieri, impiegati nella raccolta di agrumi, «tutti uomini principalmente provenienti dall’Africa subsahariana (il 22% dal Mali, seguono il Senegal con il 15%, Guinea con il 13%, e la Costa d’Avorio con quasi il 12%), in un’età media di 29 anni (la fascia d’età degli over 31 è preponderante con il 46% dei lavoratori) e senza permesso di soggiorno (il 72% è irregolare contro il 28% dei regolari)». L’80% di loro ha presentato domanda di protezione internazionale, e chi l’ha ottenuta è rimasto magicamente sospeso in un «limbo giuridico», perché «il documento in loro possesso non è spendibile per l’ottenimento del lavoro: in sostanza, non possono lavorare e dunque essere assunti regolarmente». E’ facile, di conseguenza, che questi soggetti possano essere ricattati, e sfruttati dal sistema del caporalato. 

Non è un caso, quindi, se il 90,7% degli intervistati dichiara di lavorare in nero (dato in aumento, rispetto al 75% del 2010), con paghe che variano tra i 20-25 euro per 8-10 ore di lavoro giornaliero. E il futuro, se le cose non cambieranno, non sarà di certo migliore, dato che «la prima bozza della nuova Pac, in vigore dal 2015, sta prendendo in seria considerazione una radicale revisione dei premi. Se sarà confermata questa strada si passerà a sussidi che dai 1800 euro all’ettaro arrivano al massimo ai 300 circa».

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