Una notte, una settimana fa

Il letto che trema, la sveglia improvvisa: “Cazzo, il Friuli!”. Il pensiero va subito lì, tanto io abito in pianura: quando mai un terremoto fa danni in pianura!

Il Campanile di Sant’Agostino.
Fermo all’ora del sisma.

Sono le 4.03 di mattina, accedo ad Internet, Twitter è il primo mezzo a dare la notizia (#terremoto): a Modena, Mantova e Ferrara il terremoto si è sentito molto forte. Un forte terremoto in pianura, quindi.La notizia arriva ai quotidiani, il Mattino di Padova è il primo a darla (prima di quelli emiliani e dei nazionali) e alla televisione.

A mezz’ora dal sisma, l’USGS (l’agenzia sismologica americana) individua l’epicentro a Finale Emilia, magnitudo stimata 5.9, vittime previste: qualche decina. Le vittime fortunatamente sono state molte di meno, sette: forse gli Americani non hanno considerato che è domenica e che è notte.

Il primo disperso di cui si ha notizia è “un uomo” sepolto nella fabbrica di Bondeno in cui stava lavorando. Verrà ritrovato morto sotto le macerie: è il corpo di Tarik Nauch, ragazzo marocchino di 29 anni, operaio presso la Ursa di Bondeno, che produce polistirolo espanso (quello per isolare le case per il risparmio energetico).
Ma non è il capannone della Ursa non è il solo a cedere: alla Ceramica di Sant’Agostino perdono la vita Leonardo Ansaloni, 45enne di Reno Centese, e Nicola Cavicchi, 35enne di San Martino di Ferrara. Nicola stava sostituendo un collega malato. Alla Tecopress di Dosso di Sant’Agostino muore Gerardo Cesaro, di 57 anni, abitava a Molinella, ma non era nato in Emilia, veniva da Sant’Antimo in Campania, era emigrato per trovare lavoro al Nord.

Muoiono nelle proprie case Nevina Balboni, di 102 anni di Sant’Agostino, e Anna Abeti, di 86 anni di Vigarano Mainarda. La prima è stata colpita dai calcinacci del soffitto, la seconda ha avuto un malore ed è morta dopo il ricovero in ospedale. Per un malore muore anche Gabi Ehsemann di 37 anni a San Pietro in Casale: era venuta in Emilia dalla Germania con il compagno e lavorava alla Carpigiani, azienda di macchine da gelato di Anzola.

Nel “ricco Nord-Est” delle “casette curate”, le case non uccidono i propri inquilini. Al contrario, la maggior parte delle vittime sono operai, rimasti sepolti sotto i capannoni mentre erano al lavoro. Questo di domenica, di notte (bisogna anche capire come mai questi capannoni collassino su se stessi: la ”fortuna” nella sfortuna è che il terremoto è arrivato di domenica e di notte).

Ben tre delle vittime non sono originarie dell’Emilia: un ragazzo marocchino, una donna tedesca, un uomo campano. Tre tipi diversi di immigrazione, tre persone parte di un’Emilia che accoglie lavoratori da ogni dove. Nuovi Emiliani che sono morti in un terremoto che, oltre ai capannoni, ha colpito prevalentemente i monumenti storici, che davano un’identità secolare a questi paesotti della Bassa: a Finale sono caduti la Torre dei Modenesi, e il Mastio della Rocca, a Mirabello è crollata la Chiesa, a Sant’Agostino il Municipio è stato sventrato, a San Felice è andata distrutta una torre della Rocca Estense.

Una notte, una settimana fa, l’Emilia ha tremato. Il pensiero va alle famiglie delle vittime, a chi non può tornare nella propria casa, a chi ha perso il proprio lavoro. L’Emilia si risolleverà.

Costi delle regioni, anche il nord può fare meglio

Si può fare meglio in Lombardia. Ma il Consiglio regionale ha bocciato la mozione dell’Italia dei Valori volta a cancellare il rimborso sostitutivo che percepiscono coloro che hanno rinunciato all’auto blu. Cinque assessori e due sottosegretari, per 43mila euro l’anno a testa. Il Partito Democratico, tra l’altro, era riuscito a far aggiungere alla mozione la clausola per la quale il taglio del rimborso “non avrebbe dovuto avere alcun aggravio sul bilancio regionale”, ma nulla da fare. Centrodestra più UdC hanno bocciato la mozione. Da notare, con tutti i risvolti politici del caso, che l’UdC non siede dalla parte della maggioranza.

Si può fare meglio in Veneto, dove il Partito Democratico ha presentato una proposta di legge (già approvata in Emilia Romagna) per l’abolizione dei vitalizi percepiti dai consiglieri regionali. “La Regione, hanno spiegato i consiglieri democratici, mette a bilancio 9 milioni 400mila euro all’anno per l’assegno agli ex consiglieri, a fronte di un versamento di poco più di un milione da parte di quelli in carica”. Fate voi i conti.

I pirati del Po

Il “sacro fiume” della Lega è diventato il regno incontrastato di bracconieri ungheresi: di giorno sono accampati sulle rive, e di notte organizzano delle vere e proprie scorribande. Tutto a causa di un pesce: il siluro (nella foto), che può superare i 2 metri di lunghezza e i 100 kg di peso. Una vera e propria balena di acqua dolce che arriva dall’Europa orientale, dove la sua carne è considerata una vera prelibatezza.
I pescatori ungheresi per catturare la loro preda ricorrono a mezzi illegali, come l’utilizzo di corrente elettrica, che però, oltre a stordire il siluro, fanno strage anche della fauna del fiume, che di fatto risulta impoverita del 50%, con gravi danni per i pescatori locali. I quali, sono anche vittime di furti da parte dei “predoni” magiari: barche e motori, infatti, vengono rubati durante la notte. E le autorità, nonostante i controlli, non riescono a fermarli: così 200 chilometri di sponda, tra Parma, Reggio, Cremona e Mantova, sono diventati zona a rischio a causa di queste vere e proprie bande organizzate.
Il Po, che già soffre per l’alto livello di inquinamento dovuto agli scarichi e per il prelievo selvaggio della sabbia dell’alveo, deve perciò patire un’ulteriore piaga che rischia di dargli un colpo mortale.
Per questo motivo due senatrici del PD (Albertina Soliani e Cinzia Fontana) hanno presentato in Parlamento un’interrogazione al ministro Maroni: d’altra parte il Po è un patrimonio di tutti, e non solo delle ampolle leghiste.

P.S. anche per On the Nord

Bologna, l’urbanista del PCI che vota Lega

Ammetto possa essere una notizia il fatto che il sottoscritto, Pier Luigi Cervellati, assessore all’Urbanistica di Bologna fra il 1964 e il 1980, alle prossime elezioni amministrative voterà per il Manes Bernardini, candidato sindaco leghista.

E la sorpresa c’è e non c’è. L’avanzata della Lega in Emilia Romagna è, oramai, un dato di fatto. Cervellati, nella sua intervista al Corriere, ci tiene a sottolineare che

su tanti temi, dall’immigrazione alla sicurezza, con quelli del Carroccio non mi trovo.

E allora, quali sono i motivi?

Bernardini da tempo, con i fatti e con serieta’, dimostra di avere a cuore le sorti di questa città, che vive un inesorabile declino culturale ed economico.

Le responsabilità dove stanno? Cervellati si dice

assolutamente deluso da ciò che ha combinato da queste parti, negli ultimi anni, il centrosinistra, prima con Cofferati e poi con Delbono.

Infine, la domanda fatidica, e la risposta più temuta: la Lega sta tra la gente come una volta faceva il PCI?

Sì, sto pensando a questo. E senza un filo di nostalgia.

p.s. segnatevi questo post: se riusciamo, la prossima intervista la facciamo su queste cose qui.