Più soldi dall’Europa per il tunnel della TAV

La discesa in Italia dell’inviato europeo Pat Cox è stata presa con sollievo dalle amministrazioni locali: l’Unione promette che col nuovo programma di sviluppo 2014-2020 il co-finanziamento dell’UE per il tunnel di base della TAV salirà dall’attuale 27% al 40%.

Fino a poche settimane fa, si temeva che l’intero progetto potesse essere messo in sospeso dalle autorità di oltreconfine, con un rinvio dell’inizio dei lavori dal 2016 al 2020. A differenza che in Italia, Oltralpe l’opera è considerata secondaria e il governo locale, alle prese con la crisi finanziaria, preferirebbe concentrare i propri sforzi nella costruzione di tunnel ferroviari per tratte economicamente più importanti (per loro) .

I Verdi locali si dichiarano invece scettici sull’effettiva disponibilità di fondi per il tunnel di base, e pretendono che subito vengano prese misure per il contenimento del traffico su gomma.

Il Tunnel di Base del Brennero

Stiamo parlando del Tunnel di Base del Brennero (BBT), che dal 2025 collegherà Franzenfeste (Italia) a Innsbruck (Austria) con 55km di galleria ferroviaria (Google Map). L’obiettivo: velocizzare ed aumentare i collegamenti tra Italia e Germania, dimunendo il traffico automobilistico pesante sul Passo del Brennero (Autostrada A22).

Il Tunnel di Base fa parte dell’asse ferroviario europeo n. 1 Berlino-Palermo e permetterà collegamenti ferroviari tra Verona e Monaco di Baviera più rapidi e frequenti: la distanza tra il VinItaly e l’OktoberFest si ridurrà infatti a sole 3 ore dalle attuali 5 ore e mezza.

Ozono in Val Padana

E’ uscito pochi giorni fa il rapporto annuale 2011 della European Environment Agency sull’inquinamento atmosferico dovuto all’ozono . Brutte notizie per l’Italia, che risulta essere il Paese con il maggior numero di giorni oltre il limite considerato pericoloso.

In realtà, se si guarda alla mappa (purtroppo dati disaggregati non sono disponibili) il problema colpisce principalmente il Nord Italia: la regione più inquinata d’ozono d’Europa. Ciò è dovuto alla sua particolare struttura demogeografica: una pianura ad alta densità di popolazione circondata da montagne.

L’ozono a livello del suolo viene prodotto da reazioni fotochimiche innescate dalla presenza di sostanze quali benzene, monossido di carbonio e ossidi di azoto, che sono prodotti secondari della combustione nelle auto, dei  sistemi di riscaldamento e delle centrali termoelettriche. Per la riduzione delle quantità di ozono è necessaria una politica ambientale che diminuisca il traffico su gomma, riduca i livello di consumo nel riscaldamento domestico e, magari, eviti di installare centrali termoelettriche a carbone (le più inquinanti).

Ma questo non basta: i composti che producono ozono viaggiano a lunghe distanze e tendono ad accumularsi nella “sacca” padana, tra Alpi ed Appennini. Guardare solo al proprio orticello è inutile: le politiche ambientali devono essere implementate almeno a livello europeo. Una buona notizia del rapporto è infatti che le regolamentazioni europee dell’ultimo ventennio per il contenimento degli inquinanti prodotti dagli autoveicoli (auto Euro 1, Euro 2, Euro 5, quelle lì) hanno ridotto in modo significativo le concentrazioni di ozono a livello europeo.

Nota:
L’ozono, a livello stratosferico, costituisce uno strato protettivo contro le radiazioni ionizzanti provenienti dal Sole, a livello del suolo, è un potente agente ossidante che provoca danni al sistema respiratorio quali: irritazioni, aumento delle infiammazioni polmonari e aggravio dei sintomi di asma e allergia.

Muore Alpe-Adria, nasce Senza Confini

La riunione congiunta, avvenuta il 16 marzo a Trieste, tra le giunte del Friuli Venezia Giulia, della Carinzia e del Veneto, segna la morte della storica Comunità di Lavoro Alpe-Adria e il tentativo di iniziare una nuova esperienza di cooperazione territoriale tramite l’Euroregione “Senza Confini”.

Alpe-Adria (oggi)

La Comunità Alpe-Adria ha avuto una lunga storia: nacque nel lontano 1978 su spunto del Land della Stiria, con il coinvolgimento immediato delle Regioni Friuli Venezia Giulia e del Veneto, dei Länder di Carinzia, Austria superiore e Salisburgo, dello Stato Libero di Baviera e delle Repubbliche Socialiste (sic!) di Slovenia e Croazia.

L’obiettivo era un progetto di cooperazione europea lungimirante: riunire allo stesso tavolo enti territoriali di ben quattro paesi diversi per

promuovere un’integrazione che smantelli i muri reali o virtuali esistenti tra i membri

Nel tempo, la Comunità si estese a comprendere fino a 19 membri, aprendosi anche alle contee occidentali dell’Ungheria. Durante la sua esistenza la Comunità ha finanziato più di 500 progetti di cooperazione transfrontaliera in tema di trasporti, turismo, tutela dell’ambiente, assetto del territorio, relazioni culturali, sport, e, soprattutto, minoranze etinche e relazioni tra i giovani. Come afferma Renzo Tondo, Presidente della Regione F.V.G.:

Alpe Adria ha avuto un merito straordinario, quello di costruire rapporti di buon vicinato al tempo della divisione dell’Europa

L'Euroregione "Senza Confini" (previsto)

Ma, a quanto pare, Alpe-Adria non basta più. L’Europa è cambiata: l’Austria prima, la Slovenia poi, la Croazia fra un po’ sono entrate nell’Unione Europea.
Peraltro, l’Unione stessa nel 2006 ha approvato un Regolamento comunitario per la creazione dei GETC (Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale), con il fine di dare uno status giuridico europeo alle varie organizzazioni territoriali di cooperazione transfrontaliera che, qui e là, sono spontaneamente nate sul territorio comunitario.
Di qui la decisione dei principali attori di Alpe-Adria di uscire dalla Comunità, per fondare il GETC “Senza Confini” (un nome migliore avrebbero potuto trovarlo!), che, una volta attivato, potrà accedere e gestire autonomamente i programmi di finaziamento dell’Unione Europea.

Gerhard Dörfler,  Presidente della Carinzia, ha definito il GECT:

una piccola Europa sull’Adriatico: dobbiamo dimostrare che l’Europa non si fa solo a Bruxelles o a Strasburgo, ma anche qui.

Il primo scoglio da superare sarà l’approvazione dello Statuto del GETC da parte del Governo italiano, dato che l’Italia non permette ai propri enti territoriali di siglare autonomamente accordi internazionali nelle aree di competenza, a differenza dell’Austria. Scoglio in apparenza facile da superare, se non si ricorda che nel 2005 il Governo italiano bocciò un accordo simile, coinvolgente anche la Slovenia, argomentando che la Repubblica di Slovenia non è un ente locale…

I passi successivi saranno l’adesione della Repubblica di Slovenia, e, in seguito all’adesione della Croazia all’UE, delle contee dell’Istria e di Fiume.

P.s. I Presidenti firmatari della Convenzione (Zaia, Tondo e Dörfler) appartengono tutti a dei partiti considerati euroscettici: nonostante gli slogan, l’integrazione europea non è un’opzione, ma una necessità politica ed economica.

Non ditelo a Gazprom

Innalzare l’efficienza energetica delle abitazioni europee, di circa il 30%, entro il 2015? Ci sta lavorando il progetto europeo Heat4u, guidato dalla Robur di Bergamo, leader mondiale nella costruzione di impianti per riscaldamento ad altissima efficienza.

Non male, di questi tempi.

Lombardia più ricca d’Europa? Una leggenda

Riportiamo integralmente – titolo compreso – da LaVoce.info l’articolo di Federico Fontolan.

È quasi un luogo comune dire che la Lombardia è l’area più ricca d’Europa. E se si guarda al Pil complessivo effettivamente la Regione si colloca al sesto posto nell’Unione. Ma per comprendere la reale ricchezza di un territorio è più corretto il riferimento al Pil pro-capite e qui la situazione cambia perché la Lombardia si ritrova al ventinovesimo posto. I dati peggiorano ancora se si considera l’andamento negli ultimi dieci anni. E lo stesso ragionamento si può fare, a livello di ripartizioni, per il Centro-Nord nel suo insieme.

Capita di frequente, nelle trasmissioni radiotelevisive, di sentire magnificare le sorti della Lombardia, “regione più ricca d’Europa”. (1) L’affermazione, data per buona da conduttori e altri ospiti in studio, è spesso utilizzata in antitesi all’andamento dell’economia italiana nel suo complesso, come a suggerire che alcune regioni – e i loro governanti – riescono a ottenere performance elevate e addirittura superiori a quelle delle più avanzate regioni europee.

PIL COMPLESSIVO E PRO-CAPITE

C’è un discrimine fondamentale, che concorre a cambiare completamente il quadro finale. Se consideriamo il Pilprodotto in termini assoluti, la Lombardia figura tra le prime regioni europee (ma non la prima: nel 2008 era al sesto posto).

Figura 1: Regioni europee – Pil a prezzi correnti – Milioni di euro Pps – Anni 1997-2008

Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat.

Tuttavia, questa misura è perlomeno incompleta, perché non tiene conto della diversa dimensione demografica delle regioni considerate. Una misura più adatta a comprendere la reale dimensione della ricchezza di un territorio è il Pil pro-capite, che soppesando il Pil per il numero di abitanti aiuta a capire quanto reddito abbiano a disposizione gli abitanti della regione considerata.
Utilizzando il Pil pro-capite, la situazione della Lombardia cambia drasticamente: dal sesto al ventinovesimo posto. (2) Il Pil pro-capite lombardo al 2008, infatti, è superiore a quello della media Unione Europea (134 per cento), ma ben inferiore ai valori delle più sviluppate regioni europee (tabella 1).

Tabella 1: Prime 20 regioni europee per Pil pro-capite in % della media Ue – Pps – Anno 2008

Posizione Regione % su media UE
1 Inner London 343
2 Luxembourg 279
3 Région de Bruxelles-Capitale 216
4 Groningen 198
5 Hamburg 188
6 Praha 172
7 Île de France 168
8 Bratislavský kraj 167
9 Stockholm 167
10 Wien 163
11 Oberbayern 162
12 Bremen 158
13 Utrecht 157
14 North Eastern Scotland 157
15 Darmstadt 156
16 Berkshire, Buckinghamshire and Oxfordshire 154
17 Hovedstaden 152
18 Noord-Holland 152
19 Southern and Eastern 148
20 Åland 145
29 Lombardia 134

Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat

L’ANDAMENTO NEGLI ULTIMI DIECI ANNI

Il dato appare ancora più negativo se si osserva l’andamento degli ultimi dieci anni. Nel 1997 il Pil pro-capite della Lombardia era pari al 161 per cento della media Unione Europea, collocando la regione all’undicesimo posto in Europa. Il calo del Pil pro-capite in percentuale della media Ue non deriva tanto da un’uniforme diffusione del benessere in grado di colmare i divari economici all’interno del territorio europeo, quanto da un rallentamento dell’economia lombarda in relazione alle altre regioni.
Questa affermazione è confermata non solo dalla riduzione del Pil pro-capite in percentuale della media europea, con conseguente scivolamento in classifica, ma anche dall’andamento delle altre regioni che nel 1997 avevano livelli di reddito simili a quelli lombardi.
Abbiamo considerato, in figura 2, le regioni che, come la Lombardia, nel 1997 avevano un Pil pro-capite compreso tra il 170 e il 150 per cento della media europea, quindi tutte regioni altamente sviluppate. Hanno seguito tutte lo stesso percorso di sviluppo? Evidentemente no. Delle sette regioni considerate, a distanza di un decennio solo una fa registrare un livello di Pil pro-capite inferiore a quello lombardo: l’Emilia-Romagna. Le altre mantengono la propria posizione (Brema, Utrecht), la migliorano (Groningen) o registrano uno scivolamento inferiore a quello lombardo (Stuttgart, Bolzano).

Figura 2: Regioni UE selezionate – PIL pro-capite in % della media UE – PPS – Anni 1997-2008

Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat

CENTRO-NORD IN AFFANNO

Un ragionamento simile vale a livello di ripartizioni. L’affermazione che il Centro-Nord è la regione più ricca d’Europa, o una delle più ricche, non è del tutto vera. (3) Certo, se si aggregano i dati delle tre ripartizioni italiane più ricche e si confronta questo dato con quello nazionale tedesco, francese o britannico, il risultato italiano appare il migliore. Tuttavia, è poco corretto confrontare i dati relativi alle ripartizioni con i dati nazionali.
Più corretto sarebbe confrontare i dati riferiti alle medesime unità territoriali statistiche (Nuts), così come definite da Eurostat. È possibile, quindi, confrontare tra loro tutti i territori dell’Unione Europea corrispondenti alle nostre ripartizioni (livello Nuts 1).
Osservando questi dati, ne emerge un andamento del tutto simile a quello della Lombardia. A livello assoluto, infatti, il Pil delle ripartizioni Nord-Ovest e Nord-Est è tra i più elevati in Europa (rispettivamente terzo e settimo posto nel 2008). A livello pro-capite, però, la posizione delle due ripartizioni è molto peggiore, collocandole rispettivamente al ventesimo e ventunesimo posto.
Anche in questo caso, significativo è il trend degli ultimi dieci anni. Nel 1997 le ripartizioni Nord-Ovest e Nord-Est occupavano il settimo e ottavo posto in Europa, con un Pil pro-capite pari al 148 e al 146 per cento della media europea, mentre oggi sono scese al 126 e 124 per cento (figura 3). Nessuna tra le ripartizioni europee che nel 1997 si trovavano in una posizione simile a quella del Nord Italia ha seguito lo stesso andamento negativo.

Figura 3: Ripartizioni europee (Nuts 2) – Pil pro-capite in % della media Ue – Pps – Anni 1997-2008

Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat

(1) Da ultimo, il senatore Cantoni a L’Infedele del 25 aprile scorso.
(2) Pil pro-capite misurato in parità di potere d’acquisto.
(3)Ministro Tremonti in varie occasioni, tra cui Annozero dell’11 marzo scorso e discorso all’università di Brescia.

Reato di clandestinità, bocciatura europea

L’Unione Europea ha bocciato, oggi, il reato di clandestinità introdotto nell’ordinamento italiano. La norma è in contrasto con la direttiva europea sul rimpatrio dei clandestini:

una sanzione penale come quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali.

Inoltre, gli Stati membri

non possono introdurre, al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa nazionale in discussione, solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio.

Roberto Maroni ha commenato così:

D’ora in avanti i clandestini che non verranno espulsi aumenteranno la loro presenza sul territorio e andranno a incidere su quei comportamenti che le ordinanze dei sindaci ora non sembrano possano del tutto frenare.

Già, saremo invasi da clandestini a torso nudo. Un duro colpo, per la politica – già traballante – di declassamento, a mezzo ordinanze, di questioni sociali a questioni di decoro urbano.

Sono d’accordo: usciamo dall’Europa

Ma scusate, in Libia non si stanno usando le armi? No, allora, le armi o si possono usare o non si possono usare. Bisogna vedere se si usano bene o si usano male. Noi siamo invasi, c’è gente che viene in Italia senza permesso, violando tutte le regole, beh, a questo punto bisogna usare tutti i mezzi per respingerli. Eventualmente anche le armi.

Ripeto: l’Europa sta usando le armi nello stesso ambiente, in Libia. E non vedo allora perché le armi per uno scopo si possono usare per un altro no.

Poi un passaggino delirante su Hitler:

Ha sbagliato tutto: se fosse vissuto nei giorni nostri avrebbe mandato dei tedeschi coi barconi a invadere il mondo e nessuno avrebbe potuto fermarli perché “beh, ci sono le ragioni umanitarie”.

Ecco, che queste parole – sulla scia di quanto dichiarato ieri dal viceministro Castelli – si possano sentire pronunciate sul metrò o al bar è già cosa che crea ribrezzo. Che a pronunciarle sia un Europarlamentare, Francesco Speroni, proprio per rettificare il tiro del collega, è sufficiente per farci vergognare di chi rappresenta questo Paese.

Oltre al cattivismo, vorrei comunque sottolineare l’acuta analisi: le armi si possono usare o non si possono usare. Se si decide di usarle, allora si possono usare sempre. Poi, per piacere, spiegategli che tra i diversi fini della guerra in Libia (e chissà quanti ce ne saranno) è poco plausibile che ci sia lo sterminio di tutta la popolazione per impedire gli sbarchi a Lampedusa.

Usciamo dall’Europa, sono d’accordo, ché c’è da vergognarsi a mandare a Strasburgo gente così.

p.s. mi hanno ricordato che fino a tre settimane fa la Lega era pacifista.

La fiera dell’ipocrisia

Dopo le dichiarazioni di Francia e Germania, c’è seriamente da chiedersi che senso abbia l’Europa. Con quelle affermazioni Schengen se n’è andato.

L’Europa deve prendere in mano la questione: due Stati membri negano di fatto ogni dettame di solidarietà.

Si scopre europeista e solidale, Luca Zaia.