Al Caffè padano accetteranno solo i padanee

I rom-ani non sono benvenuti, ma i padanee romani siamo sicuri di sì:

A Brugherio (Monza e Brianza) apre il primo bar padano. Per entrare è necessario indossare la camicia verde.

Update: su Twitter circolano smentite. Sembra che il bar padano di Brughiero abbia chiuso nel 2008 e che, al momento, sia in cerca di una nuova sede.

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Indipendenza per la Valle d’Itria!

Non volevo crederci. E’ nata la Lega della Valle d’Itria. Si tratta di un’associazione che, nelle parole dei fondatori, si prefigge come scopo

il riconoscimento giuridico  della Valle d’Itria attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Provincia e Regione indipendente.

I fondatori ci tengono a far sapere di non essere secondi a nessuno, soprattutto a quei tizi là, quelli del nord che si vestono di verde:

Questo territorio può essere considerato una vera e propria regione o perlomeno alla pari del Salento (se non con delle maggiori peculiarità) della stessa Padania, della quale fanno parte città come Bergamo, Brescia che nulla hanno a che vedere con questa area.

Dopo averci raccontato le bellezze di questo territorio – delle quali sono testimone oculare – i nuovi indipendentisti elencano i motivi per i quali l’indipendenza è una necessità:

Un territorio nel quale si vive bene e nel quale hanno deciso di viverci tanti personaggi famosi tra i quali Montezemolo e Violante. Un altro esempio? Martina, Locorotondo, Cisternino, pur appartenenti a tre provincie diverse hanno lo stesso prefisso 080, diverso dalle provincie di appartenenza (tranne Locorotondo).

Chi sarebbe l’improvvisato?

Fa schifo, mi sembra un Governo di improvvisati.

Credo che si possa dire tutto il peggio del governo Monti, ma che sia un governo di improvvisati mi pare, sinceramente, eccessivo. Soprattutto se poi si guarda alle motivazioni:

Il presidente della Repubblica ha dato il mandato di capocordata ad una persona che le montagne le ha viste solo in cartolina.

Facciamo dopo le feste?

L’annuncio è arrivato in pompa magna: passiamo all’opposizione e riapriremo il Parlamento padano, il 4 dicembre. Bello, peccato che si siano dimenticati che il Parlamento padano è un parlamento in affitto.

Il signor Mario Maistrello, proprietario di Villa Bonin Maistrello a Vicenza e dell’annesso ristorante “Le tre Grazie”, dove avrebbe dovuto riaprire il Parlamento del Carroccio, dichiara che – dispiace – ma è tutto occupato:

Il signor Bossi

si è dimenticato di prenotare, e da qui a Natale noi siamo pieni. Una telefonata questi signori potevano anche farla…

Col mio legale abbiamo diffidato direttamente il signor Bossi, che io conosco bene,  non solo dal venire, ma dall’usare in modo inopportuno il nome di Villa Bonin. Vorrei vedere lui, se mi presentassi io con gli amici per una festa a via Bellerio, all’improvviso…

Quindi, o si cambia parlamento o rimandiamo tutto a dopo le feste.

 

La Serie A della piccola impresa

La strada sale e la fatica comincia a farsi sentire. C’è l’ennesimo tornante, di fronte, e Francesco richiama le energie accumulate in giorni interi di allenamento, passati anche quelli a sfidare le salite in sella a una bici. Francesco, nella vita, fa altro. E’ uomo di sport, da sempre legato al Nordest, in un continuo tira e molla. Sambenedettese, Pistoiese, Bologna, e sempre Verona, in mezzo tra una e l’altra. Una carriera in crescendo da allenatore, con le tante soddisfazioni di Vicenza (nel 1997 vincerà la Coppa Italia e sarà eliminato dal Chelsea in semifinale di Coppa delle Coppe) fino alla soddisfazione immensa della scorsa stagione, ancora a Nordest. Siamo a Udine, dieci anni dopo. Il campionato non parte bene – l’Udinese sarà ultima fino alla sesta giornata -, ma la famiglia Pozzo decide di mantenere Guidolin alla guida della squadra e le zebrette ricambiano la fiducia e l’impegno del tecnico con un campionato travolgente, chiuso al quarto posto. A Guidolin non scappa nemmeno una parola di contentezza e di soddisfazione. Lavorare sodo, costantemente, ricavare il massimo da ciò che ha a disposizione. Mai una parola fuori luogo, mai un eccesso, mai una lamentela. Le risorse sono quelle, e con quelle si lavora. E il lavoro, infatti, è tattico e muscolare. Le scelte ponderate porteranno alla consacrazione di Alexis Sànchez, passato al Barcellona a fine stagione.

E se sembra che tutto sia finito – oltre a Sànchez la società cederà anche Gokhan Inler, perno del centrocampo, al Napoli e sarà eliminata ai preliminari di Champions dall’Arsenal -, la piccola impresa Pozzo conferma di essere dinamica, di aver creato relazioni interne forti e virtuose, grazie alle quali la cessione dei due gioiellini viene immediatamente riassorbita: alla settima di campionato per l’Udinese è primato in solitaria. Poi, la sorpresa: Totò Di Natale, capitano, leader, trascinatore indiscusso delle zebrette, napoletano, è l’unico candidato italiano al Pallone d’oro. Totò, troppo piccolo per la Nazionale e per i club più blasonati, certezza dell’Udinese.

Capace di grandi risultati avendo a disposizione risorse limitate, con la sua gestione famigliare, oculata e mai spendacciona, con un bilancio da tripla A, questa Udinese sembra il ritratto del Nordest che cerca il riscatto. Grazie anche a investimenti all’estero che permettono di scovare i migliori talenti (lo sappiamo, qua si può aprire una voragine, e per questo rimandiamo al post sulla cantera bergamasca), di farli crescere e valorizzarli, Udine guarda dall’alto verso il basso tutta l’Italia calcistica, la Torino della FIAT, la Milano dell’imprenditore da bere divenuto Presidente del Consiglio e quella del petroliere, la Roma col suo latinorum e quella american style, la Napoli dei tre tenori.

Cantami, o Diva, del Barbaro sognatore

No, ma davvero, io inizio a preoccuparmi:

Se hai la bandiera di Terra Insubre o l’adesivo sulla targa dell’auto sei con Maroni, se hai invece la felpa con la scritta del comune bianca e verde – tipo «Cadrezzate» come Canton – sei cerchiomagista.

E se hai la tessera autografata da Bobo Maroni…

…allora puoi anche chiamarti, su Facebook, Tizio Caio Barbaro Sognatore, proprio come fa l’ex segretario provinciale Stefano Candiani (e non è l’unico):

Anche per On the Nord.

 

 

 

Ma dove vai Padania in bicicletta…

Il “Giro della Padania” (o giro del Trota), la corsa ciclistica della Lega partita ieri, viene altamente enfatizzato sul sito dell’evento: “Il primo premio del Giro di Padania raffigura l’uomo-ciclista inserito in un territorio che è quello della Padania. Il sole, forza pura, incombe su di lui, mentre sullo sfondo si innalza il Cervino, vetta naturale simbolo del territorio ma anche obiettivo d’eccellenza per l’uomo-ciclista. Tutt’intorno il grano e l’abbraccio dei Golem, simbolo della comunità che accoglie questo uomo eccezionale“.
Sarà, ma al momento non è il sole, ma sono le nubi nere della crisi a incombere sul Paese, e l’unico “grano” che ci sta intorno è quello dei grandi patrimoni che ancora una volta sfuggono ad essere tassati. Quanto “all’abbraccio dei Golem simbolo della comunità che accoglie“: leggendo le cronache della prima e della seconda tappa non ci pare che la corsa sia stata accolta bene (e diciamolo: si è anche esagerato!).
In ogni caso, dato il momento di crisi, forse era il caso di evitare trovate propagandistiche, i cui costi e disagi magari finiscono per ricadere sui cittadini (servizio d’ordine, strade e traffico bloccati ecc.). Anche se è giusto segnalare che tra gli sponsor della corsa ci sono anche cooperative rosse.
E così mentre la Lega si sollazza in bicicletta, la gente del Nord deve pedalare ancora più duramente, colpita dalle tasse e toccata sulle pensioni (che la Lega tra l’altro aveva promesso di salvaguardare).

P.S. anche per On the Nord

Smantellare la memoria

A Brescia la Fondazione Micheletti sta tentando di aprire un museo per esporre macchinari strappati alla rottamazione e scongiurare così la liquidazione della storia manifatturiera della città e delle sue valli.
Presse, laminatrici, linotype, forni, torchi, fresatrici, telai: una collezione unica di tecnica proveniente da aziende prestigiose come il birrificio Wuehrer, l’Atb (Acciaieria Tubificio Bresciano), la “Streparava” di Adro.
Purtroppo, non ci sono le risorse per fare partire l’iniziativa. O meglio “i soldi per la trasformazione c’erano, ma la Lega Nord si era messa di mezzo. Perché buttare soldi in storie finite, avevano detto i paladini dell’identità padana. I musei non rendono, sono roba da intellettuali comunisti. Meglio cemento nuovo fiammante“.
Insomma, i leghisti, quelli del “un popolo senza memoria non ha storia”, delle “nostre radici”, del “basta cemento”, smantellano la nostra storia e la nostra cultura. E chissà se se ne rendono conto.

P.S. anche per On the Nord