Regione Lombardia: guerra aperta al Royale con formaggio

A breve andrà in votazione in Regione Lombardia la cosiddetta “legge Harlem”. Massimiliano Orsatti, relatore, la presenta così sul proprio sito:

Una legge contro i vandalismi e i rovesciamenti di auto, finalmente. No: tutto il contrario,  si tratta di un provvedimento che interviene sulla normativa in materia di attività di artigianato, commercio, estetista, acconciatore. Il riferimento normativo principale – indicato al Titolo I del Progetto di legge, “Ambito di applicazione e principi generali” – è la Direttiva europea 2006/123, conosciuta anche come Direttiva Bolkestein, la quale, oltre alla promozione della libera circolazione dei servizi e della fiducia tra gli Stati membri (sic), ha la finalità di

semplificare le procedure amministrative, eliminare l’eccesso di burocrazia e soprattutto evitare le discriminazioni basate sulla nazionalità per coloro che intendono stabilirsi in un altro paese europeo per prestare dei servizi. Per raggiungere questi obiettivi propone la creazione di sportelli unici dove i prestatori di servizi possano portare a termine tutte le formalità necessarie, la possibilità di espletare queste procedure via internet, l’eliminazione di requisiti burocratici inutili, autorizzazioni discriminatorie e discriminazioni basate sulla nazionalità.

Nel testo della direttiva, infatti, si legge:

Gli Stati membri non subordinano l’accesso ad un’attività di servizi o il suo esercizio sul loro territorio al rispetto dei requisiti seguenti:

  1. 1)  requisiti discriminatori fondati direttamente o indirettamente sulla cittadinanza

Ecco, quello che non si capisce è come sia possibile perseguire questi obiettivi attraverso la “legge Harlem” (qui il testo completo), che prevede:

  • la facoltà per i comuni di disporre il divieto di vendita di determinate merceologie, qualora questa costituisca un contrasto con la tutela di valori artistici, storici o ambientali;
  • la facoltà di limitare nei centri storici l’insediamento di attività che non siano tradizionali o qualitativamente rapportabili ai caratteri storici, architettonici e urbanistici dei centri medesimi;
  • la facoltà di consentire in caso di cessazione delle attività tutelate nelle zone localizzate, la sola attivazione, per un arco temporale fino a cinque anni, di una o più delle medesime attività appartenenti allo stesso settore alimentare o non alimentare;
  • l’obbligo, affinché sia concessa l’autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande, della presentazione di un attestato di conoscenza della lingua italiana. Si può scegliere tra Certificazione Italiano Generale di livello A2, un documento che attesti di aver conseguito un titolo di studio presso una scuola italiana o di aver frequentato un corso professionale relativo al settore merceologico di riferimento approvato dalla Regione Lombardia;
  • che per il riconoscimento professionale, oltre che l’iscrizione all’INPS, debbano essere attestati “gli adempimenti contributivi minimi previsti da parte della previdenza sociale nazionale”.

Legge anti-Kebab vi dice niente?

Oltre a queste norme, si stabilisce che “tutte le informazioni commerciali esposte agli utenti devono essere rese anche in lingua italiana. Qualora le indicazioni siano apposte in più lingue, devono avere tutte i medesimi caratteri di visibilità e leggibilità. Sono consentiti termini stranieri o derivanti da lingue straniere che sono ormai di uso corrente nella lingua italiana ed il cui significato è comunemente noto”. Pur essendo di una vaghezza impressionante (sushi e sashimi, ad esempio, pur essendo di uso corrente, hanno un significato “comunemente noto”, tale per cui un qualsiasi residente in Lombardia li sappia distinguere?), ora pretendo che tutti i nomi dei panini e dei prodotti alimentari di McDonald’s (e simili) siano tradotti in Italiano, perché non credo che sia comunemente noto cosa sia un Arizona Dream, un Big Tasty, un McWrap, un Big Mac, un Royal Deluxe, un Crispy Mc Bacon. E ancora: Chicken Legend, McChicken, Chicken McNuggets, Filet-O-Fish, BBQ Wrap, McFlurry, Sundae e Milk-Shake. 

Il Kebab, invece, penso sia oramai patrimonio comune.

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