Com’era la storia della partitocrazia romana?

Avrete sicuramente letto dei presunti rapporti tra Lega Nord e Finmeccanica. Si tratta, tra l’altro, di una relazione di cui il sito web anonimo “La velina verde” aveva già parlato, sostenendo che Giuseppe Orsi abbia goduto di una sponsorizzazione da parte di Roberto Maroni per ricoprire il ruolo di amministratore delegato di Finmeccanica, chiudendo con un sibillino “si tratta della stessa azienda delle tante e lunghe tangenti!“. Ma chiuderemo qui, perché Maroni ha annunciato che chiederà risarcimenti per 10 milioni di euro a chi assocerà il suo nome alle tangenti, e perché in passato, più volte, ci sono giunte diffide per aver citato il sito web di cui sopra. E questo è solo un piccolo blog.

Comunque, sulle pagine de La Provincia di Varese  sta andando in scena un divertente siparietto tra il senatore Fabio Rizzi, già segretario provinciale della Lega, e il deputato Marco Reguzzoni, già capogruppo alla Camera. Rizzi sostiene che Reguzzoni sia in debito di 25mila euro nei confronti del Carroccio, debito che Rizzi segnalava con una lettera al segretario nazionale, Giancarlo Giorgetti, alla vigilia delle elezioni 2008, perché fosse saldato prima della candidatura di Reguzzoni, che allora occupava la presidenza della Provincia di Varese. E non solo. Rizzi, infatti, racconta:

«Peccato che Reguzzoni, all’epoca in cui era presidente della Provincia di Varese, rivestiva tutta una serie di altri incarichi retribuiti, alcuni Cda per conto della Lega Nord, per i quali era tenuto al versamento di una certa percentuale, il cui ammontare non sono in grado di determinare in quanto non erano versamenti dovuti al provinciale, bensì al nazionale e al federale, ma dimostrabili dalla dichiarazione dei redditi del 2009, in parte ricevuti come gettoni e indennità delle cariche suddette».

Questo sistema parallelo di finanziamento dei partiti penso sia trasversale a tutto lo schieramento, e non se ne capisce il motivo. Persone nominate in un cda per indicazione di un partito, che versano parte del loro compenso al partito stesso: un gioco in cui ci guadagnano tutti, nominati e nominanti, gettando inoltre le basi per relazioni pericolose. Chi paga sono, ovviamente, i cittadini.

E dà piuttosto fastidio che Reguzzoni stesso, un paio di mesi fa, riferendosi agli stipendi dei membri del nuovo governo, abbia dichiarato: “non credo che guadagnare tanto sia un delitto, anzi ben venga il guadagno per chi e’ capace. Quel che preoccupa, invece, e’ che la fonte dei redditi dei nostri ministri siano le banche e lo Stato. [...] Non e’ certo possibile che questi signori taglino i costi dello Stato e delle banche che sono i responsabili di questa crisi e a un tempo i loro datori di lavoro”. Che poi uno pensa che neppure il Reguzzoni avrebbe tagliato i costi dello Stato, date le premesse.

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