Ieri abbiamo detto del successo del Movimento 5 Stelle in Emilia Romagna, dove sembra aver bloccato – o essersi sostituito – l’avanzata dell’onda verde del Po, e in Veneto, con la conquista del primo Consiglio comunale, quello di Sarego.
In Veneto, Sarego non è un caso isolato. Le terre della secessione leggera lanciano, venti anni dopo, ancora una volta messaggi inequivocabili, di insofferenza. Messaggi pacifici ma comunque determinati e fermi, contro il sistema. Che se nel 1997 si faceva irruzione in piazza San Marco con il tanko, quindici anni dopo, forse, è sufficiente un vaffa, non in piazza, ma mormorato a denti stretti nella cabina elettorale della scuola elementare di Vigonza (21%) o di San Giovanni Lupatoto (15%), o di un altro dei molti centri di medie dimensioni dove il messaggio di Beppe Grillo ha sfondato. Contro il sistema, contro i partiti corrotti e contro lo Stato corrotto. A Conselve (27%), a Thiene (18%), a Rosà (16%), a Marcon (19%), a Mira (18%), a Mirano (19%), a Santa Maria di Sala (16%). Ma anche a Belluno (11%), a Feltre (10%) e, perché no, anche a Verona (9%), considerando lo strapotere di Tosi. In quasi tutti i casi prima della Lega, e sempre prima del partito indipendentista più quotato, Veneto Stato.
Per farsi un’idea geografica, può essere utile seguire il Beppe Grillo Tour (elettorale) 2012; nella mappa qui sotto (che vi consiglio di guardare allargata) ho riportato tutte le tappe.
In primo luogo, non sono state toccate tutte le regioni italiane e alcune sono state toccate solamente en passant. In secondo luogo, possiamo notare una particolare concentrazione di tappe nel nord Italia, più precisamente nella fascia pedemontana, e una densità notevole proprio in Veneto. Evidentemente, avendo a disposizione una quantità limitata di energie, Beppe Grillo ha deciso di investirle così, riscuotendo un grande successo a Est, ma solamente buoni risultati a Ovest. Facendo un giro in Piemonte, infatti, troviamo 16% a Grugliasco, 13% a Caselle Torinese, 12% ad Alessandria e Acqui Terme, 11% a Chivasso, 8% (circa) ad Asti, Cuneo, Mondovì, Borgomanero. Ottimi risultati, ma lontani diversi punti percentuali dal Veneto.
E’ questa la nuova secessione del nordest, ancor più leggera e delicata, perché rinuncia alle fratture territoriali. E c’è un filo ingarbugliato, da Parma a Belluno, che sfuma dal rosso al verde. E a capo del filo, a sciogliere il gomitolo e a raccogliere il consenso, un movimento con poca esperienza, autofinanziato, che ora mira al bersaglio grosso: le politiche. Dando risposte a istanze che toccano dal vivo i cittadini, dalla preservazione dei beni comuni a uno Stato che sia più trasparente ed efficiente, soprattutto nei rapporti che intrattiene con i partiti (ci sono anche cose un po’ buttate lì, come una sragionata uscita dall’Euro). Sono quelle cose che in passato abbiamo confuso con il “radicamento territoriale” e con i gazebo, e che ora rischiamo di confondere con i blog e l’indignazione da social network. Ed erano allora voti-costola-della-sinistra e ora voti-che-al-ballottaggio-rientreranno, dimenticandosi delle regionali in Piemonte, ad esempio, e dimenticandosi che ciò che manca sono le semplicissime azioni esemplari e i nuovi interpreti, prima di qualsiasi calcolo strategico.


